
p. Luciano Larivera SJ
assistente spirituale allo Schuster
è disponibile al Centro per confessioni e colloqui
I suoi Contatti: 333 7462 885 – larivera.l@gesuiti.it
Stagione 2026/2027 – Stagione 2025/2026 – Stagione 2024/2025
Stagione 2025/2026
• Formazione adulti
Introduzione e programma

Per la formazione comune degli adulti allo Schuster ecco l’itinerario 2025-26.
È un’offerta di cammino spirituale e comunitario per i membri del Direttivo, per i più coinvolti tra i genitori, per chi ha responsabilità tecniche, per gli amici dello Schuster.
Questo percorso ignaziano-biblico che propongo apre al dialogo di vita anche per i non credenti e le persone di altre fedi.
Non saranno lezioni, ma tempi di condivisione libera, spunti di interiorizzazione offerti da parte mia, un lavoro personale mensile di “ruminatio”/“lievitazione” personale. Nessuno verrà escluso e si sentirà escluso.
Ricordo che al cuore dell’esperienza Schuster e della sua longevità (il 20 ottobre 2026 saranno i 20 anni dalla morte del padre Morell) c’è una comunità cristiana al servizio di una missione, una comunità cristiana di persone con diverse appartenenze e identità ecclesiali unite dalla missione, dalla diocesaneità ambrosiana (anche per i gesuiti), e dall’amicizia e dalla solidarietà tra di noi, sempre da ritessere.
Non siamo una comunità identitaria ma la comunione ecclesiale tra di noi è cruciale ed è al servizio per tutto e tutti allo Schuster. Da sempre, anche con fatica.
Come l’Eucaristia celebrata insieme anche questo cammino, spirituale-formativo (a cui ognuno parteciperà come e quando può), è per la nostra comunione. Contribuisce a nutrire la speranza nella missione dello Schuster.
L’immagine “provocatoria” sulla locandina, ci dice ancora qualcosa?
Li trovate le indicazioni di orari e di giorni alternativi.
Facciamola conoscere ai genitori.
Online (https://centroschuster.it/assistente/ ) metterò di volta in volta il materiale di riflessione per chi potesse venire solo a pochi incontri, che comunque hanno la loro autonomia.
p. Luciano
09 e 11 Ottobre. – Vieni e vedi: Introduzione
13 e 15 Novembre. – Un desiderio inestinguibile
11 e 13 Dicembre. – Strade interrotte
08 e 10 Gennaio. – C’è Dio… e Dio
12 e 14 Febbraio. – Uno squarcio sull’interiore
Sono tratti da testi di padre Tiziano Ferraroni SJ https://gesuiti.it/letture/la-fortezza-espugnata/
12 e 14 Marzo. – Finalmente a casa
Ignazio era chiuso in una fortezza a Pamplona, ma lo era anche il suo mondo interiore. Non abitava a presso se stesso. La sua interiorità era riempita e occupata da grandiosità e paure, ideali e ideologie.
Tornando a casa a Loyola, Ignazio sperimenta interiormente che non si sentiva a a casa, e inizia il suo esodo. Esteriore: trovare casa a Gerusalemme. Interiore: fare entrare Gesù stabilmente a casa sua e lasciare cadere ciò che lo portava in esilio.
Uscire da maschere, gusci, fortezze e apparenze non è facile anche perché desiderare di vivere in pace con Gesù nel proprio mondo interiore non sembra possibile o addirittura desiderabile o intelligente.
La vita con la sua realtà spesso fa crollare gli equilibri apparenti e di mera attività difensiva, di riempire i vuoi interiori con indigestioni varie.
La vita personale è chiamata a integrare le proprie vulnerabilità, e ad abbandonare non le mere dinamiche di fuga. Il Signore inviata alla ricerca del bene integrale e integrativo di ogni persona, egli chiama a abilita al ritorno (esodo) alla propria terra, a alla propria casa, a (ri)costruirla su di Lui.
Come compito per il mese
– imparare a riconoscere sentimenti, pensieri e atteggiamenti che precedono il nostro andare in auto-esilio: grandiosità, euforie, senso di superiorità; o la contrario tristezza, isolamento, vittimismo, pretese…
Il confronto dialogico è narrarsi a persone di fiducia aiuta a uscire dalla prigionia, e dalle ferite (spesso antiche) in relazione alle quali ci si rifugia nella fuga o nella difesa fortificata ad oltranza in isolamento.
Aiuta anche a richiamare alla memoria i momenti nella vita in cui mi sono sentito lontano da casa oppure a casa in comunione con Dio, gli altri e me stesso.
Come brani biblici che possono aiutare
– Esodo 3,1-12: Mosè al roveto ardente, un uomo in esilio invitato a sentirsi e a tornare a casa
– Luca 19,1-19: Zaccheo inviato da Gesù ad andare a casa sua accogliendo Gesù
16 e 18 Aprile. – Seguire, nudo, Cristo nudo
7 e 9 Maggio. – Nascere
–
Questo incontro si intitola NASCERE
Si tratta di riprendere parola per parola il paragrafo 25 dell’autobiografia, meditarle e scoprire la qualità degli scrupoli di Ignazio, che rilegge gli errori e il male del proprio passato con una lucidità sempre maggiore, e li riqualifica sempre con ulteriori tratti di malizia, ma e non se ne libera e la Confessione non è esperienza di grazia, ma la tortura di un esame.
Osserviamo l’esperienza di libertà di Ignazio: lui decide da sé di non confessarsi più, senza ricorrere al consiglio del confessore. Ma prima si ribadisce l’importanza di aprire la sua coscienza al confessore, che, attraverso l’obbedienza, lo libererà, dalla fissazione del digiuno. Ignazio viene liberato dal suo egocentrismo, dall’essere imprigionato in sé stesso, perché a Dio piacque così, per sua misericordia.
Ecco il paragrafo 25 dell’Autobiografia
Questo avvenne una domenica, dopo essersi comunicato; perseverò tutta la settimana a non mettere nulla in bocca, senza tralasciare i soliti esercizi, compreso l’andare agli Uffici divini e il fare la sua meditazione in ginocchio, anche a mezzanotte, eccetera. Ma la domenica successiva, dovendo andare a confessarsi, siccome era solito dire molto dettagliatamente al suo confessore tutto quello che faceva, gli disse anche che quella settimana non aveva mangiato nulla. Il confessore gli comandò di rompere quella astinenza, ed egli, benché si sentisse ancora in forze, obbedì al confessore; quel giorno e il giorno successivo si trovò libero dagli scrupoli. Ma il terzo giorno, che era martedì, mentre stava in preghiera, cominciò a ricordarsi dei suoi peccati; quasi mettendoli in fila, andava con il pensiero da un peccato all’altro della vita passata, e gli sembrava di essere obbligato a confessarlo un’altra volta. Ma, alla fine di questi pensieri, gli sopravvenne un gran disgusto della vita che stava conducendo, con alcuni impulsi ad abbandonarla. Proprio a questo punto volle il Signore che si svegliasse come da un sogno. E poiché aveva ormai qualche esperienza della diversità degli spiriti grazie alle lezioni che Dio gli aveva dato, cominciò a considerare attraverso quali mezzi quello spirito si era introdotto in lui; e così decise definitivamente, con grande chiarezza, di non confessare più nessuna cosa passata. Da quel giorno in poi, rimase libero da quegli scrupoli, ritenendo come cosa certa che nostro Signore lo aveva voluto liberare per sua misericordia.
Dal Libro La fortezza espugnata: Attraversare la crisi con Ignazio di Loyola di Tiziano Ferraroni
SPUNTI PER L’INTERIORIZZAZIONE
Può succedere che, quando ci sembra di avanzare speditamente nel cammino spirituale, d’improvviso ci troviamo immersi in un abisso. Ci sentiamo come risucchiati da forze oscure e incontrollabili, abbiamo l’impressione di non poter più respirare, di essere sopraffatti. Eppure quell’esperienza terribile è una grazia. Una grazia difficile, ma comunque una grazia. Proprio nel cuore dell’abisso, infatti, possiamo scoprire chi siamo veramente; proprio nel cuore dell’abisso possiamo riconoscere le voci che ci sussurrano parole di morte, e proprio nel cuore dell’abisso possiamo riconoscere e scegliere la voce della Vita, che incessantemente ci rivela la nostra identità più profonda.
Nel quotidiano tutte queste voci si mescolano, e difficilmente riusciamo a farne la giusta distinzione. Se ascoltiamo attentamente il nostro cuore, ci rendiamo conto che dentro di noi c’è una voce che ci svilisce, ci calpesta. Essa si declina in ognuno secondo sfumature diverse: “Non sei degno/a”, “non sei importante”, “non sei abbastanza”, “non sei amato/a”… Molte sono le strategie che mettiamo in atto per non ascoltare questa voce, per dissimularla: a volte semplicemente ci stordiamo – quante droghe sappiamo inventarci, più o meno legali –; altre volte, più sottilmente, costruiamo identità fittizie, che ci fanno credere di “essere qualcuno”. Se però sapessimo leggere il sottotitolo di queste identità, scorgeremmo la solita scritta: “Non sei importante, non sei degno, ecc.”.
Quando visitiamo i nostri abissi, entriamo in contatto con questa voce, la gustiamo con tutto il suo sapore di morte. Ma proprio quando tutti i veli sono caduti e ci troviamo nudi di fronte a noi stessi, allora possiamo percepire un’altra voce, delicata ma tenace: “Sei prezioso ai miei occhi”, “do la mia vita per te, perché tu sappia che sei qualcuno che conta tutto”, “sei la mia regina, il mio principe”… Allora scopriamo che in quell’abisso non siamo soli. Il Signore Gesù ci ha accompagnato in quella discesa agli inferi, di cui ben conosce il cammino, e ci rivela l’unica parola che possiede, la parola della Vita, la parola della nostra creazione, la parola della nostra vera identità. In quell’istante l’evento della morte e risurrezione di Gesù si realizza in noi, e siamo salvi. Da quel momento possiamo cominciare a vivere appoggiandoci unicamente alla voce della Vita, e a non dare credito alla voce che ci distrugge. Da quel momento, possiamo cominciare a Vivere!
Qualche pista: Forse nella vita siamo chiamati ad attraversare più volte questo abisso, con intensità diverse. Forse non lo attraverseremo mai. Il Signore trova comunque il modo di condurci sulla strada della Vita. Ma noi possiamo aiutarlo:
- Chiedi la grazia di conoscere e di dare un nome alla voce di morte che ti attanaglia, in modo da poterla ri-conoscere più facilmente nel quotidiano, anche quando si maschera…
- Soprattutto, chiedi la grazia di conoscere e di dare il nome alla tua identità più profonda, di conoscere il nome con cui Dio ti chiama, quel nome che esprime lo sguardo di Dio su di te… È il nome nuovo scritto sulla pietra bianca (Ap 2,17), che conosce solo chi lo riceve.
- Giorno dopo giorno, puoi scoprire che c’è un modo di stare nel mondo che dipende dalla voce di morte, e un modo di stare nel mondo che scaturisce dall’identità profonda… I nostri modi di mangiare, di parlare, di camminare, di lavorare, di essere in relazione con gli altri, rispecchiano l’una o l’altra voce… diventarne consapevole è un grande aiuto.
- Se ti è data la grazia di scoprire il tuo nome, fanne un mantra, non smettere di ripeterlo. In ogni momento, in ogni circostanza, ti aiuterà a connetterti con te stesso, e con Dio.
Qualche brano biblico:
Isaia 43,1-7. La dichiarazione d’amore di Dio per te ti rivela chi sei per Lui.
Gv 13,1-15. Lavando e baciando i piedi feriti, sporchi, forse induriti dal cammino, Gesù incontra intimamente i suoi compagni. Quel gesto dell’ultima cena esprime cura, tenerezza, amore incondizionato, e risveglia, in chi riceve quel gesto, la sua identità più profonda. Lasciati
11 e 20 Giugno. – Conclusione
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• Sabato 28 Marzo – Ritiro comunitario
Sintesi
ll Ritiro comunitario a Rho si è strutturato in vari momenti. Siamo partiti in 33, con rappresentanti di tutti componenti del Centro ma non di tutte le Sezioni.
Alle 9.15 padre Luciano ha presentato la figura di san Luigi Gonzaga, patrono della gioventù. Questa persona è ancora capace di provocarci e darci occasioni di apprendimento sul nostro stile di educatori e su quanto siamo centrati sul nostro cuore.
Dopo un tempo di raccoglimento personale nei cortili e nei giardini del Santuario dell’Addolorata, dalle 11.15 alle 12.30 in forma assembleare abbiamo condiviso le nostre impressioni e riflessioni. Ne è emersa la necessità di esplicitare i protocolli di regole comuni e di sezioni per identificare e comunicare meglio (a genitori, nuovi allenatori e giovani atleti) il nostro stile di educare attraverso lo sport.
Nel bel refettorio monastico abbiamo condiviso il pasto. A ranghi ridotti perché gli allenatori hanno raggiunto le loro squadre per le partite di campionato.
Alle 14.15 padre Luciano ha invitato a meditare sulla passione di Gesù nel vangelo di Giovanni. Assieme ad alcuni spunti sul testo, è stata distribuita una preghiera del card. Martini davanti al Crocifisso. Ed è stata letta una sua omelia sul senso cristiano dell’intercessione. Ancora attuale 25 anni dopo la prima guerra del Golfo
Alle 15.15 dopo la preghiera personale ci siano ritrovati per una condivisione spirituale. Alle 16.15 abbiamo concluso e alle 18, presso il nostro Santuario degli Sportivi, abbiamo celebrato la messa vigiliare della Domenica delle Palme.
Santa Pasqua a tutti.
Osservando san Luigi Gonzaga
La preghiera del Card. Martini davanti al Crocifisso
Riflessione del card. Martini sulla preghiera di intercessione
• Articoli
Sport, Vita Cristina e Missione (Diocesi di Milano)
Lettera del Santo Padre Leone XIV
I cattolici e lo sport (Patrick Kelly S.I.)
• Omelie del Sabato
Sabato 27 Settembre – Apertura stagione 2025/2026
• Pellegrinaggio alla Madonna del bosco
Stagione 2024/2025
• Formazione adulti
Programma

14/11/2024 – Alla scuola del card. C. M. Martini
12/12/2024 – Giona: l’educato(re) ribelle
16/01/2025 – Elia: il silenzio educativo
13/02/2025 – Abuso spirituale nell’educazione
La macina olearia (Mt 18,6-7): abuso spirituale nell’educazione
13/03/2025 – Paolo: imparare dagli atleti

10/04/2025 – Ignazio di Loyola: la conversione educativa

15/05/2025 – Maria: alla scuola della libertà

12/06/2025 – Filemone: educare è questione di cuore

• Quaresima
2025

• Giubileo dello sport
Roma 14 e 15 Giugno 2025• Lo sport è dono
In occasione del 70° del Centro (14 Settembre)

• Omelie
Prefestiva e festivaSabato 22 Febbraio 2025
• Incontri di Avvento nelle squadre
Testi per adulti, che servono per meditare e magari pregarci e poi pensare al proprio personalissimo e breve intervento con i nostri giovani atleti. I genitori pure potrebbero trovare qualche spunto utile per il proprio dialogo spirituale con i figli
PER I PICCOLI: SCUOLA INFANZIA E SCUOLE ELEMENTARI
PER I RAGAZZI: SCUOLE MEDIE
PER I GIOVANI: SCUOLE SUPERIORI E UNIVERSITÀ
• Proposte formative
Spirituali













































