p. Sorge s.j.

“Il gesuita che leggeva l’uomo con gli occhi di Dio” https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2020-11/morte-gesuiti-bartolomeo-sorge-politica-dottrina-sociale.html

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Lo ricordiamo in mezzo a noi nel 2014 in occasione del 60° del Centro Schuster

“IL VOLTO CULTURALE, SOCIALE E SPIRITUALE DELLO SPORT”

BARTOLOMEO SORGE

Quanto avrebbe goduto il padre Morell, se avesse potuto ascoltare il discorso di papa Benedetto, il 17 dicembre 2012, ai dirigenti del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) e agli atleti reduci dalle Olimpiadi di Londra (2012).

Infatti, in quel discorso del Papa c’è una frase che riassume perfettamente, e in certo senso canonizza, l’impegno al quale padre Morell dedicò tutta la vita. «La Chiesa – disse Benedetto XVI – si interessa di sport perché le sta a cuore l’uomo, tutto l’uomo, e riconosce che l’attività sportiva incide sull’educazione, sulla formazione della persona [aspetto culturale], sulle relazioni [aspetto sociale], sulla spiritualità [aspetto spirituale].

Lo testimonia la presenza di spazi ludici e sportivi negli oratori parrocchiali e nei centri giovanili: lo dimostrano le associazioni sportive di ispirazione cristiana, che sono palestre di umanità, luoghi d’incontro in cui coltivare anche quel forte desiderio di vita e d’infinito che c’è negli adolescenti e nei giovani».

Queste parole avrebbe potuto dirle lo stesso padre Morell, per esprimere gli elementi fondamentali del suo carisma.

Pertanto, il modo migliore di celebrare il 60° di fondazione del Centro Schuster penso sia quello di approfondire i tre aspetti caratteristici della missione sportiva di padre Morell con i giovani, sottolineati dalle parole del Papa: rivalutare cioè l’aspetto culturale, sociale e spirituale dello sport. Perciò faremo tre passi:

1) anzitutto vedremo come il padre Morell mosse dall’intuizione che la crisi dello sport rispecchiava la crisi profonda dei giovani e del nostro tempo;

2) in secondo luogo, vedremo che il padre Morell era persuaso che una rivalutazione culturale e sociale dello sport, non solo avrebbe restituito all’educazione sportiva il suo autentico significato, ma avrebbe contribuito efficacemente anche al superamento della crisi della nostra società;

3) infine, la profonda spiritualità personale di cui era dotato portò il padre Morell a insistere con forza sulla dimensione religiosa della formazione sportiva e dello stesso Centro Schuster.

  1. La crisi dello sport, specchio della crisi della nostra società

La crisi fondamentale del nostro tempo è chiaramente di natura culturale e morale.

Non è un caso che la nostra società, a cominciare dagli anni ’70, sia comunemente definita come una «società senza padre». Infatti, il clima antiautoritario degli anni ’60 – quando ebbe inizio la grave crisi che tuttora ci affligge – non solo ha messo in discussione la concezione gerarchica e autoritaria di società, ma ha portato anche al rifiuto delle relazioni interpersonali, riducendo il concetto di persona da «essere-in-relazione» a «individuo», favorendo la diffusione dell’individualismo, che oggi è divenuto una sorta di «pensiero unico» dominante ed è all’origine di tante difficoltà per i giovani.

La crisi delle relazioni interpersonali, che avrebbe corroso anche quelle familiari, in particolare tra padre e figlio, ha radici lontane. Le prime tracce di rifiuto si possono cogliere nell’illuminismo, quando la ragione umana si autodefinì «dea» e prese il posto di Dio. Certo, nessuno nega i progressi compiuti dalla modernità in tutti i campi. Ciò non toglie, però, che la cultura moderna abbia commesso un errore di fondo: l’uomo – si disse – è padrone della sua vita e del mondo; è lui che fa la storia e la dirige. Viene da qui l’estromissione di Dio dall’orizzonte umano: che bisogno c’è di una «paternità» trascendente, a cui fare riferimento e da cui dipendere? L’individuo, con la sua ragione, è «padre» a se stesso. E così paradossalmente l’uomo, volendo essere libero e padrone di sé, si è ritrovato orfano! Commenta papa Francesco nella lettera apostolica Evangelii gaudium: «Alcuni si credono liberi quando camminano in disparte dal Signore, senza accorgersi che rimangono esistenzialmente orfani, senza un riparo, senza una dimora dove fare sempre ritorno.

Cessano di essere pellegrini e si trasformano in erranti, che ruotano sempre intorno a se stessi senza arrivare da nessuna parte» (n. 170). Ora, come dimostra la storia, il tentativo dell’individualismo moderno di costruire una «società senza padre», prescindendo da Dio e dai rapporti interpersonali, è risultato fallimentare. Ciò spiega perché la nostra generazione, e in particolare, le nostre famiglie siano deluse e sfiduciate.

Commenta Benedetto XVI: oggi sono molti i «fattori che possono impedire un sereno e costruttivo rapporto tra padri e figli. La comunicazione si fa a volte difficile, la fiducia viene meno e il rapporto con la figura paterna può diventare problematico; e problematico diventa così anche immaginare Dio come un padre, non avendo modelli adeguati di riferimento. Per chi ha fatto esperienza di un padre troppo autoritativo e inflessibile, o indifferente e poco affettuoso, o addirittura assente, non è facile pensare con serenità a Dio come Padre e abbandonarsi a lui con fiducia»1

Soprattutto, però, avendo perso il senso della paternità, la nostra società ha perduto anche il senso della fraternità. Una società senza padre diviene ineluttabilmente una società senza fratelli. Se non siamo figli di un unico Padre, non siamo neppure fratelli tra di noi. Perché stupirsi allora che anche l’immagine della società umana ne esca stravolta? Essa non è più vista come un’unica famiglia in cui tutti siamo fratelli al di là delle differenze di razza, di cultura e di costume, ma è ritenuta piuttosto come un gregge di individui, gli uni accanto agli altri, estranei fra di loro, ciascuno intento a ricercare il proprio interesse, in una convivenza priva di ogni sentimento di fraternità e di solidarietà, dominata dalla «cultura dello scarto», che papa Francesco giustamente condanna, perché emargina ed elimina i più deboli e i poveri. Paternità e fraternità sono due facce della medesima medaglia: se cade una, cade anche l’altra.

A questo punto, è facile scorgere quanto la crisi dello sport rispecchi da vicino la crisi della nostra società e in particolare dei giovani. Padre Morell l’aveva capito e denunciava nella crisi dello sport il prevalere di una concezione esclusivamente strumentale, tipica della cultura efficientistica dominante. E’ vero – diceva il padre – che lo sport ha valore anche strumentale, ma è un errore ridurre lo sport solo a strumento, senza riconoscerne il valore specifico trascendente che esso ha in sé.

Così facendo si finisce col considerare lo sport prevalentemente come uno spettacolo, come un mezzo di evasione, di distensione e di divertimento. Lo sport è anche questo, ma non basta.

Non basta neppure – come alcuni giustamente fanno – scorgere nello sport un mezzo per educare alla socialità e alla legalità, al confronto anziché alla contrapposizione, un’occasione per imparare a stringersi la mano vinti e vincitori, al di là delle differenze e delle frontiere o per rafforzare il senso della Patria con sventolio di bandiere, tra cori, inni e canti… Lo sport è anche questo, ma non basta.

Infatti, anche questi aspetti rimangono sempre all’interno di una concezione meramente strumentale dello sport, che ne ignora la dignità trascendente. E’ un fraintendimento, né più né meno, come quello che si verifica nel peggiore dei casi, quando lo sport è visto come un prodotto commerciale per fare profitto, con le deprecabili conseguenze che ne derivano: dal doping alle partite truccate, alla violenza negli stadi, agli atti vandalici, alla mercificazione degli atleti e delle loro prestazioni. Per questa stessa ragione, il padre Morell era fortemente critico nei confronti dello sport agonistico così come oggi è inteso e praticato. Esso – egli lamenta – «non lascia spazio alla creatività umana, non gratifica l’atleta nel suo essere persona. Lo sport agonistico soprattutto “seleziona”, “scarta”, fa le graduatorie. I più dotati vanno avanti, gli altri restano a guardare emarginati, messi da parte, se non addirittura completamente esclusi. Il vizio di fondo, la radice della discriminazione sta nella quasi isterica ricerca del risultato a ogni costo, nella specializzazione portata agli estremi. Chi non ha determinati requisiti è automaticamente escluso dal recinto. Con simili premesse lo “sport per tutti” resta sempre una utopia»2

Conclude il padre Morell: «Costruire un campione non significa necessariamente costruire un uomo»

In questa insufficienza culturale dello sport agonistico si riflette quindi la crisi profonda della nostra «società senza padre», di cui soffrono maggiormente i giovani.

  1. L’impegno per la rivalutazione culturale e sociale dello sport

Si comprende allora l’importanza della missione del padre Morell che lottò affinché lo sport non fosse un lusso riservato solo ad alcuni, ma divenisse accessibile a tutti i ragazzi, ritenendolo un elemento essenziale alla formazione dell’uomo. Il padre Morell ne era convinto: lo sport, non ha solo un valore strumentale ma ha una sua intrinseca dignità trascendente, va quindi rivalutato culturalmente e socialmente. Proprio per questo si dedicò anima e corpo a coltivare gli autentici valori dell’educazione sportiva, superando decisamente la concezione meramente strumentale di uno sport senz’anima.

Scrive giustamente Giancarlo Tettamanti, riecheggiando l’insegnamento del padre Morell: «Una attività sportiva solo usata, ma non capita, non libera l’uomo: lo distrae e lo aliena. E’ solo grazie a una attività interiore che l’uomo illumina la realtà esteriore e fa crescere la propria umanità. Non è quindi l’attività sportiva in sé che educa: educano le sue motivazioni»

.In altre parole: l’agonismo, cioè il desiderio e la volontà di vincere non sono un male, anzi sono essenziali al gioco sportivo; il vero problema è quello di dare un’anima, un ideale umano all’agonismo: insegnando all’atleta ad esprimersi, a prendere coscienza di se stesso, a unificare la propria personalità, secondo una concezione integrale della persona. Nello stesso tempo, l’agonismo rettamente inteso educa a essere elementi di equilibrio nella vita sociale, insegna a stare insieme, a fare squadra, aiuta lo sviluppo armonico di se stessi e dei rapporti interpersonali. Lo sport, insomma, è cultura e, nello stesso tempo, è una scuola di moralità sociale.

E’ appena il caso di notare che lo sport, debitamente rivalutato culturalmente e socialmente, costituisce un antidoto efficace contro le deviazioni prodotte dalla «società senza padre»: riattiva i rapporti interpersonali interrotti, favorisce l’integrazione, la solidarietà e la convivenza, che sono i fattori portanti di ogni convivenza civile, degna di questo nome. Si spiega, perciò, perché il padre Morell – creando la «consulta genitori» – volle coinvolgere anche le famiglie dei giovani non solo nell’attività operativa concreta del Centro Schuster, ma anche sul piano ideale dell’educazione sportiva, personale e sociale, dei ragazzi.

Tuttavia, l’elemento specifico e originale del «carisma» del padre Morell sta nella rivalutazione della dimensione spirituale e religiosa dello sport. Su questo punto egli dovette sperimentare anche qualche resistenza e incomprensione, sia da parte di dirigenti, responsabili e tecnici che esitavano ad accettare di definirsi educatori cristiani, sia da parte della comunità ecclesiale e della stessa Compagnia di Gesù.

  1. La rivalutazione spirituale dello sport

Lo sport ha pure una dimensione spirituale. E’ questo il vero elemento specifico del del padre Morell. Le norme rigorose e la disciplina, a cui gli atleti si sottomettono, aprono a un’esperienza che trascende la vita fisica. Le rinunce, fatte per un ideale, non impoveriscono, ma liberano. Certo, lo sport non è un’attività «spirituale» in senso proprio, ma ha punti di contatto con l’esperienza spirituale. Ogni persona umana (anche non credente) è capace di spiritualità, di gustare l’arte, la musica, la poesia.. e lo sport. E la spiritualità apre e dispone alla fede. Tanto che san Paolo paragona la vita del cristiano a una competizione sportiva: «Nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio. Correte anche voi in modo da conquistarlo! Però ogni atleta è temperante in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile» (1 Cor 9, 24s).

Lo sport, quindi, è anche un’occasione preziosa per stabilire un collegamento vitale tra esperienza agonistica, spiritualità e apertura alla fede. L’agonismo sportivo raggiunge la perfezione quando lo

sforzo fisico è animato da un soffio di spiritualità. Vi sono professioni – il prete, il medico, il politico – che non si possono esercitare adeguatamente senza vocazione. Lo stesso vale dello sport: quella dell’atleta, più che una professione, è una vocazione!

Il padre Morell, autentico uomo spirituale, sentì vivamente l’importanza di una rivalutazione spirituale e religiosa dell’educazione sportiva, accanto a quella culturale e sociale. In questo fu un gesuita esemplare. Sant’Ignazio, infatti, insiste che il gesuita deve anteporre la vita di fede e dello spirito a qualsiasi attività apostolica, umile o nobile. Per rendersi conto di quanto il padre Morell fosse impregnato di questa spiritualità ignaziana, basta scorrere i suoi scritti o ricordarne i mille esempi quotidiani che hanno impreziosito tutta la sua vita. Le pagine più alte rimangono quelle che egli scrisse negli ultimi anni di vita, quando dovette affrontare la prova durissima del suo allontanamento dalla direzione e dall’opera stessa del Centro Schuster.

Fin dal primo momento in cui concepì la sua creatura, 60 anni fa, il padre Morell pensò di dare vita a «un’opera che ha lo scopo di promuovere lo sport come componente educativa e di fare una proposta cristiana per iniziare un cammino di fede»

Gli stava a cuore moltissimo la formazione cristiana dei dirigenti e degli animatori sportivi, e riteneva necessario che essi vivessero «un’esperienza comunitaria, per essere testimoni di Cristo Risorto nel mondo dello sport e del tempo libero. I lodevoli sforzi tecnici e organizzativi – concludeva –, senza il supporto di questa comunità di vita cristiana, saranno come una casa costruita sulla sabbia»

La forma concreta in cui tradurre in pratica quest’apertura della formazione sportiva alla fede risente ovviamente della mentalità dominante 60 anni fa nella Chiesa e nel mondo cattolico, prima della celebrazione del Concilio Vaticano II. Il padre Morell, perciò, insiste – un po’ come avveniva in politica – sulla diversità e sulla contrapposizione del Centro Schuster ad altri Centri sportivi: «Le nostre società sportive – scrive – devono essere un’alternativa ad altre società sportive laiche […] il Centro Schuster è una “scuola cattolica”», che deve inserire i giovani in una proposta cristiana delle società sportive. «L’”ambiente” del Centro Schuster (regolamento, metodi, comportamenti, rapporti, ecc.) deve essere penetrato dai valori cristiani […]. L’ideale è quindi avere degli istruttori e degli aiuti preparati tecnicamente, capaci di fare personalmente una proposta cristiana, ma anche desiderosi di attuarla innanzitutto con una testimonianza di vita cristiana» E poi dice di sé: «Vorrei che tutti mi vedessero come “sacerdote”. I genitori, gli istruttori e gli accompagnatori devono convincersi che il mio “lavoro”, il più importante, è far conoscere Gesù ai giovani»

Di conseguenza: «un allievo, se aderisce a una ideologia in contrasto con la fede cristiana ovvero si dichiara per principio indifferente al problema religioso, non potrà in alcun modo far parte della comunità del nostro Centro. Si potrà unicamente tollerarne la presenza per non violare il diritto di giocare, sempre che vi sia il minimo di lealtà in ordine almeno al rispetto per la caratteristica religiosa del Centro Schuster»10. Tuttavia, al di là di questi evidenti condizionamenti della cultura del tempo, la sua mente e il suo cuore furono sempre aperti e pronti ad accogliere tutti, senza discriminare nessuno.

Da allora, sono passati 60 anni. Sono tanti! Nel frattempo è cambiato il mondo e, con il Concilio, è cambiata anche la Chiesa. Oggi papa Francesco parla addirittura di una Chiesa «in uscita», più preoccupata dei «lontani» che ripiegata sui suoi problemi interni, più impegnata a testimoniare la gioia e la bellezza del Vangelo che tentata dal proselitismo. Perciò, i principi ispiratori dell’opera del padre Morell mantengono tutta la loro validità evangelica e la carica spirituale, anche se ovviamente la traduzione operativa e organizzativa del Centro Schuster oggi non può più essere la stessa di 60 anni fa. Tra l’altro – anche secondo il Concilio –, è giusto che la formazione sportiva sia gestita responsabilmente da laici maturi, più che da un sacerdote, per quanto fornito di doti eccezionali. Vedo, quindi, un tratto della Provvidenza nella scelta che i Superiori della Compagnia hanno fatto il 22 febbraio 2003 di affidare ogni responsabilità organizzativa del Centro Schuster a una Associazione di Laici, che condividano la spiritualità ignaziana e si muovano fedelmente nel solco tracciato dal padre Morell. Certo per lui, il fondatore, quella scelta dei Superiori fu come la morte del chicco di grano, di cui parla il Vangelo; ma per il Centro Schuster fu la risurrezione, l’inizio di una vita nuova. Dal chicco che muore sotto terra, nasce una spiga piena di futuro. E’ questo il senso di questo 60°.

CHI SIAMO

(dallo statuto della ASD Centro Schuster)

Art. 2 – Fini
L’ A. S. D. Centro Schuster è una libera Associazione promossa da persone che, ispirate ad una visione cristiana della vita, intendono condividere ed integrare la propria personalità ed il proprio agire con tutti coloro che, indipendentemente dalla loro formazione sociale, culturale e religiosa, riconoscono preminente nel proprio agire la cura e l’attenzione per gli altri, la mutua solidarietà e la collaborazione reciproca.
L’ A. S .D. Centro Schuster si impegna, in particolare, a promuovere le scuole sportive per i bambini/e e l’attività sportiva agonistica per i giovani, ritenendo l’attività sportiva dilettantistica una essenziale componente educativa per la promozione della “persona”, colta in una visione globale dei suoi bisogni fisici, culturali, spirituali e relazionali, al fine di prevenire i pericoli del disagio giovanile .
Intende coinvolgere le famiglie e promuovere attività formative, ricreative, sociali, culturali e religiose, ispirandosi alla pluriennale esperienza vissuta dai giovani che hanno partecipato all’attività sportiva del Centro Schuster sin dalla sua fondazione nel 1954, inserendosi così nell’ambito del sostegno e della diffusione delle attività apostoliche proprie della Compagnia di Gesù, in specifico riferimento alla dimensione dell’apostolato giovanile, secondo il modello pedagogico ignaziano.
L’Associazione non persegue scopi di lucro. Durante la vita dell’associazione non potranno essere distribuiti, anche in modo indiretto, avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale.

in altre parole

Il Centro giovanile card. Schuster è nato nel lontano 1954, dalla preoccupazione di padre  Lodovico Morell s.j.(Gesuita) che bisognava fare qualche cosa per i ragazzi. (La storia)

Diventato ben presto un progetto benedetto dal card. Ildefonso Schuster oggi il Centro giovanile card. Schuster, la cui attività formativa si ispira ai suoi valori fondanti, è membro della Fondazione delle scuole Ignaziane "Gesuiti Educazione".

La fondazione Gesuiti Educazione è una Rete di Scuole ed altre opere educative ed è uno strumento creato dai gesuiti italiani per mettere il plurisecolare carisma educativo della Compagnia di Gesù a servizio delle sfide del mondo di oggi convinti che l’approccio ignaziano sia estremamente attuale, e possa aiutare non solo la Chiesa ma l’intera società.

Per questo, il nostro impegno è quello di  promuovere e sviluppare, all'interno del centro, il progetto di scuola e di educazione della Compagnia di Gesù (indicato anche come “progetto ignaziano”), attraverso la pratica dello SPORT.

Accogliamo tutti coloro che abbracciano il progetto educativo del centro senza distinzione sociale o etnica purchè ci sia l'impegno a non ostacolarne lo svolgimento.

Collaboriamo con altre associazione della zona quali "Centro Ambrosiano di Solidarietà"  e "Cascina Biblioteca" offrendo loro spazi ed attrezzature per la pratica dello sport.

Strutturato in 9 sezioni sportive l'attività sia preparatoria che agonistica è integrata con momenti formativi a vari livelli sia per chi pratica l'attività sportiva ma anche per gli adulti, genitori, accompagnatori e chiunque desideri fare percorsi di gruppo o personali.

Padre Florin Silaghi che ci seguirà durante questa stagione sarà il nostro principale riferimento è può essere contattato via mail all'indirizzo florin.silaghi@mac.com

la STORIA recente

Le radici della gestione attuale affondano nel 2003, quando la Compagnia di Gesù decise di dotare il Centro Schuster di un Direttivo laico, presieduto dal gesuita Padre Remondini s.j, e formato dalle persone che negli ultimi anni avevano affiancato Padre Morell s.j. nella gestione del Centro.

Si è trattato di un passaggio epocale, reso ancora più prezioso dalla sofferenza umana di Padre Morell che si vedeva costretto dalla malattia che progrediva ad affidare ad altri la prosecuzione della sua opera, ma anche dal suo senso di obbedienza e di affidamento. Accanto, si andava delineando la preoccupazione di noi laici, che ci sentivamo inadeguati al compito, ma al tempo stesso determinati a dare continuità e futuro a un'opera così prestigiosa e complessa.

Nel maggio del 2006 un ulteriore passaggio: l’organizzazione diviene totalmente laica, sotto la presidenza di Sandro Grippa. Quando, nell’Ottobre di quell’anno, viene a mancare Padre Morell s.j., tutto il peso dell’opera rimane davvero in mano a noi. La prima preoccupazione è stata quella di confermare e, anzi, rafforzare il legame con la Compagnia di Gesù, attraverso la firma di una Convenzione, avvenuta nel 2007.

Uno degli obiettivi principali che ci siamo dati fin dall’inizio è stato quello di creare un senso di appartenenza, una radice comune, piantata nel solco della tradizione, ma rivolta al futuro, che potesse orientare le scelte programmatiche restando in sintonia con i tempi.

Per realizzare questa piattaforma, si è deciso di coinvolgere tutta la comunità nella declinazione dei Valori Fondanti, una lista di valori riconosciuti da tutti come la vera motivazione per cui ciascuno si impegna in quest’opera e crede nella sua missione. E’ stato un lungo lavoro e dopo un anno di riflessioni e discernimento comunitario abbiamo definito sei parole che illustrano in maniera sintetica i valori ai quali tendiamo nel declinare tutte le nostre attività:

PersonaSportAccoglienza - Comunità'ServizioGesù

Oggi possiamo affermare che l’obiettivo di consolidare il modello e di generare un diffuso senso di appartenenza è stato raggiunto e, insieme all’introduzione del concetto di Formazione Permanente a tutti i livelli, alla presenza di un gruppo di amici che condividono le finalità e formano una reale “comunità” di volontari e all’accompagnamento dei gesuiti, permette al Centro di continuare il suo cammino e di gettare le basi per il prossimo futuro.

Nel nostro domani immaginiamo una più marcata apertura alle realtà cittadine, grazie anche a una maggiore sicurezza nei nostri mezzi e nell’affinamento delle nostre capacità educative, sempre protese, in sintonia con il Magis ignaziano, nella realizzazione della missione educativa che Padre Morell s.j. ci ha affidato.

AIUTACI

Strumenti della Provvidenza

Tanti amici nel passato hanno reso possibile la nascita e lo sviluppo del Centro Schuster, oggi c’e’ ancora molto da fare.

Il Centro Schuster nasce con l’idea di educare i ragazzi attraverso lo sport e di utilizzare questo strumento per combattere le devianze dei giovani di cinquant’anni fa cosi’ come di quelli del mondo di oggi. Padre Lodovico Morell s.j. ispiratore della filosofia del Centro Schuster ha sempre rifiutato l’idea di affidare il sostegno economico della struttura a sponsor esterni che potessero contaminare l’ideale dello sport dilettantistico.

La storia del Centro, pero’, ha dovuto fin dagli inizi fare i conti con il bisogno di denaro per dar fronte alle tante necessita’ e fondamentale e’ stato in questo contesto la figura dei benefattori.

Moltissimi sono stati i benefattori che nel corso degli anni hanno reso possibile la realizzazione del Centro ed il suo ampliamento. Dietro a questi volti e’ sempre stata evidente la mano di Dio che ha spinto uomini speciali ad interessarsi dei problemi dei giovani sostenere l’ideale su cui si fonda il Centro.

Infatti, se si pensa al brevissimo tempo intercorso tra il giorno in cui il Cardinal Schuster ha invitato Padre Lodovico Morell s.j. a fondare un centro giovanile (il 21 giugno 1954) e la posa della prima pietra (l’8 dicembre dello stesso anno) si puo’ ben comprendere quanto fu profetica l’esortazione del Cardinale di confidare nella Provvidenza: “qui dedit vobis velle det et perficere”.

Il sogno del Centro Schuster oggi e’ che nuovi benefattori e nuove forze contribuiscano ad incrementare l’attivita’ di missione ed accoglienza nei confronti dei giovani.

Concretamente, si puo’ sostenere il Centro Schuster in molti modi:

  • diventando socio dell’A.S.D. Centro Schuster o dell’associazione ex-allievi

  • tramite il 5xmille;

  • con donazioni (su conto corrente on-line , vedi sotto, oppure personalmente in segreteria generale);

  • con donazioni di servizi, lavori o materiali;

  • con il tuo tempo.

  • sostenendo i progetti

  • Per le persone fisiche, i titolari di redditi d’impresa o le imprese che sponsorizzano una associazione sportiva dilettantistica sono previste Agevolazioni Fiscali (Legge 27/122002 n.289 art.90) .

Per bonifici :

Banca Prossima - Gruppo Intesa SanPaolo - sede di Milano

Codice IBAN

IT60J0306909606100000011840

CONTATTI e INFO

SEGRETERIA GENERALE

Telefono: 02. 26414808 Fax: 0226412731, email:segreteria@centroschuster.it

Coordina tutta l’attivita’ dell’Avviamento, delle Scuole e delle Sezioni Sportive ed ha responsabilita’ su:

  • Amministrazione,
  • Disponibilita’ dei campi, delle attrezzature e del materiale sportivo,
  • Acquisto e distribuzione equipaggiamento…

E’ aperta:

  • Lunedi al Venerdi  *mattino dalle ore 9 alle 12 *pomeriggio dalle ore 14.30 alle 18.30
  • Sabato  dalle 15.00 alle 18.00

Alla Segreteria Generale ci si puo’ rivolgere per:

Informazioni sulle varie attivita’

  • Iscrizione dei bambini / all’Avviamento Sportivo ( 5 – 8 anni )
  • Iscrizione dei ragazzi / alle Scuole sportive ( 9 – 13 anni )
  • Iscrizione dei giovani alle Sezioni sportive ( dopo i 14 anni )
  • Iscrizione degli adulti ai Gruppi familiari
  • Prenotazione dei campi da tennis ( riservati agli iscritti )
  • Prenotazione di spazi all’aperto o in sala per feste di compleanno/di classe, per cene di gruppo ( riservate agli iscritti e secondo disponibilita’, da concordare) …

Sito web

Mezzi di trasporto pubblici

  • Autobus - n. 55 (P.za Udine - Ingresso Centro); Metropolitana - M2 fermata UDINE

Le attivita’ al Centro Schuster seguono il calendario delle Scuole.

Gli allenamenti vengono effettuati in orari compatibili con gli orari scolastici, avvengono nel pomeriggio dei giorni feriali secondo orari disponibili presso la Segreteria.

L’attivita’ agonistica (gare e partite) normalmente si svolge nel pomeriggio del Sabato e nel corso della Domenica.

Nel Santuario degli Sportivi vengono celebrate le S.Messe con i seguenti orari:

Sabato:           pre-festiva ore 18.00 preceduta dalla recita del santo rosario alle 17,30

Domenica:     mattino ore 9.30 e 10.30 (in spagnolo)

Iscrizioni (vedi anche la sezione dedicata)

Le attività del Centro Schuster sono tutte riservate agli iscritti alla ASD Centro Schuster. Per iscriversi alla ASD Centro Schuster è necessario:

Note importanti:

  • La domanda di ammissione è soggetta alla accettazione da parte delle direzione del Centro. Si intende implicitamente accettata salvo diversa comunicazione.
  • In mancanza di valida certificazione medica (quando richiesto) o di mancato pagamento, l'atleta sarà sospeso da ogni attività sia preparatoria che agonistica fino alla regolarizzazione della sua posizione.
  • Nei mesi di Giugno, Luglio ed Agosto si celebra solamente la S. Messa Festiva delle 10.30
  • L'accesso al Centro Schuster è riservato a tutti gli iscritti, a coloro che partecipano alle funzioni religiose, a coloro che hanno prenotato campi e spazi per gruppi ed a chi si reca in segreteria per informazioni.
  • L'accesso con autovettura privata è consentito ma può essere regolamentato da incaricati soprattutto nei giorni di maggior afflusso ed in occasione di particolari eventi o ricorrenze.
  • La circolazione interna delle autovetture deve avvenire a passo d'uomo.
  • Corsie preferenziali e spazi dedicati vengono lasciati ai dirigenti, agli accompagnatori ed agli allenatori delle squadre quando in servizio.
  • Gli animali quali cani od altro devono essere tenuti al guinzaglio.
  • Tutte le aree verdi sono utilizzate per i giochi dei bambini per cui devono essere curate e mantenute pulite.
  • L'iscrizione al Centro Schuster non fà acquisire il diritto di entrare nel Centro con la propria autovettura. L'accesso è permesso come sopra specificato.

FORMAZIONE

La formazione al Centro Schuster e' intesa come formazione permanente centrata sul ragazzo/a e secondo le caratteristiche ed esigenze di ognuno.

Il nostro biglietto da visita e' il nostro impegno formativo.

CHI FORMARE

  • Alleducatori

  • Allenatori

  • Formatori

  • Dirigenti

  • Famiglie

  • Comunità

  • Compagnia

A COSA FORMARE

  • Spiriti ampi, aperti, positivi​

  • Valorizzazione dei talenti di ciascuno​

  • Accoglienza del prossimo​

  • Capacità di fare scelte libere​

  • Personalità resistenti (rimbalzare nelle prove)​

  • Consapevolezza delle proprie dimensioni corporali ed affettive​

  • Competenza, apertura al dialogo ed al rispetto

SPORT

Il giovane oggi, bruciando se stesso con rapida fiammata, vuol attingere alle esperienze della maturità, così, senza evoluzione, senza maturare per gradi come la natura esige.

Frutto dei tempi, conseguenza delle sintesi che caratterizzano il progresso nelle scienze, nelle arti, in tutti i rami dello scibile umano. Tutto oggi si fà in fretta per arrivare prima, saltando gradini che ieri appena erano considerati tradizionali ed inamovibili.

Ma l'adolescente non può sacrificare sull'altare del progresso la propria giovinezza per diventare immediatamente adulto. Il giovane, avidamente beve le avventure dei suoi maggiori per imitarli inconsciamente.

Ma siamo noi che dobbiamo trattenerlo nella sua primavera, che dobbiamo impegnare queste forze fresche e ingenue che siano proporzionate alla loro età.

Le parole, anche se vivificate dalla buona intenzione, lo sappiamo, non valgono le opere.

Quindi, a questi giovani, dobbiamo offrire opere che siano realtà così palpitanti e indiscutibile da vincere l'ostinata barriera della loro diffidenza.

Esiste un mondo che appartiene interamente a loro. Un mondo eternamente giovane, ricco di fermenti positivi, di fecondo ardimento, di passioni salutari: il modo dello sport

Nell'attività agonistica i giovani trovano sfogo al loro spirito d'avventura, agli atteggiamenti eroici e, quindi, cavallereschi.

Si svuota a poco a poco il desiderio di deleterie imitazioni perchè essi stessi possono diventare protagonisti di eccellenti imprese. Il giovane, conquistando una vittoria, una medaglia, un applauso vedrà appagato il naturale bisogno di essere qualcuno.

Lo sport educa il corpo, ne favorisce la buona salute. Questo sarebbe già un importante traguardo, Ma c'è di più. Essere sportivo significa essere leale, significa essere puro di sentimento, significa amare lo sport, i compagni, la propria squadra. Ed è questo seme d'amore che soprattutto ci preme: significa che saremo riusciti a vincere il loro deserto, il loro arido pensiero, che saremo riusciti a sconfiggere i loro idoli sbagliati.

Il risultato sportivo è una cosa concreta, una realtà insopprimibile che per di più costituisce un indice di valutazione per il giovane atleta. E il risultato non è fine a sè stesso ma è stimolo di superamento

E attraverso la pratica della disciplina sportiva il giovane si educa e si prepara ad assimilare nella sua coscienza altre e più importanti realtà che, fanno, in nome di Dio, più bella ed accettabile questa vita. 

Atletica, Ginnastica Artistica, Calcio, Tennis, Pallavolo, Pallacanestro e Sci sono gli sport che gli iscritti al Centro Schuster possono frequentare.

Diversi tra di loro ma accumunati da uno stesso spirito, lo spirito della educazione personale alla vita secondo lo spirito Cristiano.

Il Centro Schuster è aperto a tutti senza distinzioni ma gli iscritti e le loro famiglie devono essere consapevoli dello spirito che anima il Centro, senza porre intralcio.

Assieme alla crescita tecnica verranno proposti a tutti nell'arco della stagione momenti formativi ai quali il giovane è chiamato a partecipare

Le principali strutture per la pratica dello sport sono:

due campi da calcio a 11

tre campi da calcio a 7

un campo da calcio a 5 in sintetico

una palestra basket e ginnastica artistica

una palestra volley

un'area per la polisportività coperta

quattro campi da tennis due dei quali coperti

Le elencate sovvenzioni si intendono a favore della ASD Centro Schuster di Milano CF: 80117230153

DataSoggetto erogatoreSomma incassata (Euro)Causale
15 Ottobre 2020Presidenza del Consiglio45.408,935 x mille anno 2018  ( rendicontazione in corso )
29 Giugno 2020Regione Lombardia4848,33€Attività continuativa 2020
12 Maggio 2020
Regione Lombardia
5.000,00
Attività Continuativa 2019
24 Dicembre 2019 Presidenza del Consiglio58,303,155 x mille anno 2017 (Rendiconto)
16 Aprile 2019Presidenza del Consiglio38.101,555 x mille anno 2016 (Rendiconto)
16 Aprile 2019Presidenza del Consiglio34.424,985 x mille anno 2015 (Rendiconto)
28 Ottobre 2019Fondazione Cariplo6.162,00Progetto QuBi ( ricetta contro le povertà infantili )
30 Luglio 2019Comune di Milano4.764,61Attività continuativa del 2017