Intervista a p. Morell

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Abbiamo provato ad immaginare come Padre Lodovico Morell SJ, fondatore e anima del Centro Schuster, avrebbe risposto ad una serie di domande sulla sua visione della formazione attraverso lo Sport. Per farlo, abbiamo riletto una serie di suoi brani scritti nel corso degli anni 70-80 sulla nostra rivista VerdeNero, che mostrano ancora oggi una straordinaria attualità

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Caro Padre può raccontar­ci da dove partì la sua in­tuizione di creare un gran­de Centro Sportivo per i giovani?

Dopo la guerra (1946) mi avevano affidato l’Oratorio della Parroc­chia di S.Fedele. Come sede avevo a disposizione solo alcune stanze rimaste in piedi dopo il bombar­damento del’43 ed un fazzoletto di cortile liberato dalle macerie. Dopo alcuni anni di attività entu­siasmante, i ragazzi erano notevol­mente aumentati ed inoltre si po­neva il problema dei giovani entro tutta la vecchia cerchia del Navi­glio della città di Milano. Preoccu­pato di fare qualcosa per i ragazzi e per non perdere altro tempo mi rivolsi a Sua Eminenza il Cardinale Schuster esponendo la situazione. Il Cardinale era appena rientrato da una visita pastorale alle 8,30 del 21 Giugno 1954, la porta era aper­ta, era solo, entrai. Mi ascoltò con il viso infuocato, era già molto ma­lato. Mi lasciò dire tutto, poi con voce ferma mi disse che voleva avere una proposta concreta, ma di non pensare a costruire scuole, né pensionati, ma di cercare un gran­de prato in periferia. Pochi giorni dopo ricevetti il foglio che avevo lasciato a Sua Eminenza con la mia richiesta, con questo pensiero segnato a mano dallo stesso Car­dinale: “ Colui che vi ha dato di volerlo, vi dia l’aiuto per portarlo a termine”. (VerdeNero Dicembre 1983)

Possiamo provare a de­scrivere qual è la tensio­ne creativa che alimen­ta da 54 anni il Centro Schuster?

Il Centro Schuster dal 1954 è sta­to voluto per promuovere l’attività sportiva e come mezzo per conso­lidare ed approfondire la Fede in Gesù nel cuore dei giovani, con un infusso che si estende poi anche alle loro famiglie e al mondo in cui vivono. Il problema prioritario perciò è sempre stato come realiz­zare questo apostolato educativo al Centro, avvalendoci della più stret­ta collaborazione dei Giovani e dei Genitori che sentano come missio­ne la loro responsabilità nel nostro campo sportivo. Il Centro Schuster parte dalla forte convinzione che lo sport è una componente educante del giovane. Tradurre fedelmen­te queste enunciazioni signifca operare nel mondo giovanile aiu­tandolo a scoprire la validità edu­cativa dello sport e la potenzialità formativa del tempo libero quale momento per alimentare la liber­tà di attendere al proprio svago, di sviluppare la propria cultura, di scoprire la necessità di un coerente impegno sociale. (VerdeNero Dicembre ‘83 e ‘89)

Si può parlare dunque per il Centro di un obiet­tivo di formazione glo­bale del giovane?

Certamente il periodo di attività sportiva che ogni ragazzo iscrit­to trascorre al Centro Schuster deve servire a realizzare il proget­to di unifcazione. Ogni ragazzo deve essere messo in condizione di “unifcare” se stesso e il mondo dello sport che lo circonda. Questo sforzo non è facile. Occorre quindi una chiara e precisa conoscenza da parte degli educatori dei valori che si vogliono proporre ai giovani, dei mezzi e dei modi scelti da Gesù e dalla Chiesa Cattolica e dei diritti e doveri che la collaborazione fra Religiosi e laici comporta. Il laico dovrà scegliere liberamente di vo­ler assumere coscientemente la sua responsabilità, con il desiderio e la gioia di partecipare in modo com­pleto al lavoro educativo al Centro. (VerdeNero Dicembre 1979)

Quali i principali va­lori che si respirano al Centro Schuster e che fanno parte del bagaglio culturale e di fede di ogni educatore del Centro?

Nel Centro Schuster noi pensiamo sia essenziale: stimare ogni ragazzo per quello che è e non per quello  che ha, valorizzare il corpo uma­no, ma mai a scapito o detrimento della vita dello spirito stimare l’esi­to sportivo, senza mai per questo sacrifcare i doveri dello studio e della vita sociale, vivere veramente per gli altri, per i più poveri, i meno dotati, senza escludere nessuno dalla attività sportiva, se lo desidera e se si impegna negli allenamenti accettare la responsabilità primaria dei genitori nella educazione dei ragazzi, conoscere e stimare Gesù, credere in Lui e seguirlo. (VerdeNero Maggio 1978)

Lei ha sfiorato un argo­mento molto dibattuto da sempre nello sport, soprattutto nelle orga­nizzazioni sportive co­siddette sociali, vale a dire lagonismo e le sue implicazioni, può chia­rirci meglio il suo pen­siero in proposito?

Si parla molto di sostituire all’”agonismo sportivo” la termi­nologia di “sport sociale”, ma è proprio vero che la causa di tutto sia lo sport fatto in modo agoni­stico? Cominciamo a chiarire che il desiderio e la volontà di vince­re giocando, sono aspetti positivi e non un male come si vorrebbe far credere. Per vincere bisogna prepararsi con degli allenamenti adeguati e anche questa ci sembra una cosa buona. Infne per conse­guire una vittoria si devono usare i modi propri dell’attività umana, rispettando le esigenze di ogni persona e questo è un fatto che fa crescere! La volontà di vincere è essenziale al gioco sportivo ed è proprio questo aspetto che educa, che forma, che è stimolante. Non è l’agonismo la causa del male, ma purtroppo gli uomini che fanno lo sport in modo veramente errato. Non è l’agonismo che emargina i meno dotati di talento, ma i diri­genti che pretenderebbero di vin­cere un avversario con forze spor­tive che non hanno. Quello che è importante è stimolare i ragazzi a prepararsi, a nutrire la volontà di vincere, perché l’agonismo è edu­cativo. (VerdeNero Apr/Dic1975)

In conclusione, quale è la Sua visione del Centro nel suo momento attuale e per il futuro?

Si può dire che il Centro sia nella sua terza fase, caratterizzata dall’im­pegno a fare del Centro Schuster una vera Comunità, una comunità sul piano dei rapporti umani ed una Comunità Cristiana autentica, inserita nella Pastorale della chiesa Ambrosiana. Una fase questa tesa a tradurre concretamente il concetto di sport e di sportivo in una ipotesi operativa integrale avente l’uomo, con le sue attese e si suoi bisogni, come “soggetto”, quindi una fase caratterizzata dalla tensione verso un individuale e comunitario ap­profondimento circa motivazio­ni, obiettivi e metodologie della  strategia educativa. I riferimenti sono quelli della dimensione cul­turale ed esistenziale fondata sulla visione cristiana della vita e della storia e dell’assunzione dello sport come espressione nella quale e con la quale aprire gli animi ad un di­scorso e ad un’attività umana glo­bale in cui la dimensione corporea è solo uno dei molteplici aspetti della personalità umana. (VerdeNero Dicembre 1983)